10-01-07 |
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Nell’inchiesta del capitolo 1° (pg......) dicevamo: “.......punto di partenza della nostra presenza è stato quello di conoscere la loro vita per rispettare la loro cultura e potere cogliere i valori del Regno in mezzo a loro. Strumenti di questa onoscenza sono stati: gli studi fatti precedentemente, le inchieste che abbiamo fatto fra di loro, le convivenze prolungate con alcuni gruppi in piena foresta, delle schede contenenti i pareri degli altri sulla vita pigmea... “ All’inizio le convivenze duravano una settimana. Dopo ho preferito farli durare un intero mese. Nel mio zaino portavo lo stretto necessario qualche pacchetto di sale come segno della mia partecipazione al “cibo quotidiano”. In foresta vivevo come loro, vestivo come loro e partecipavo alle loro attività quotidiane per procurarci il “nostro pane quotidiano”. Erano esperienze molto dure, che segnavano il mio fisico e che mi permettevano di “vivere con i pigmei” per meglio conoscerli. Ecco come ho vissuto la mia prima convivenza dal 22 al 27 marzo 1982, con gli ATITI, un gruppo di pigmei che avevano la loro base principale ad Apodo, nel territorio della parrochhia di Mungbere, dove ho lavorato per 9 anni. Per l’occasione si erano spostati in una località chiamata Bukelebukele a circa 12 km tra Kosia e Baboba. Il motivo ufficiale era di festeggiare l’Elima per la prima mestruazione avuta da Momba, figlia di Diza. Lunedì 22 marzo, alle ore 10.30 iniziamo il safari con Michele Mangbe dopo avere raggiunto Apodo in moto. Sono molto debole. Quattro ore di marcia lungo il fiume Angondou. Era la prima volta che mi toccava viaggiare in piena foresta: una strada che era difficile individuare (durante il ritorno perfino 2 giovani pigmei si sono smarriti per ben 2 volte!) e che costeggia il fiumiciattolo Angondou che bisognava attraversare per ben 3 volte in una fanchiglia che arrivava anche fino al ginocchio e che sfocia nel fiume Kebu.Le liane, le spine... e diversi altri ostacoli mi hanno quasi assassinato le gambe. Nel punto in cui si incontrano questi due fiumi avevano costruito il loro accampamento. Vi arriviamo verso le 14.30. Michele Monza con la moglie Veronica erano già sul posto dal giorno precedente. Troviamo un po’ di donne; gli uomini sono ancora a caccia. Non hanno costruito nessuna capanna per il sottoscritto e ci resto un po’ male... Dopo il necessario riposo, vado a lavarmi nel fiume Daku: è quasi asciutto e le poche pozzanghere incominciano a puzzare. Ritornato all’accampamento vi trovo tutte le donne indaffarate a costruirmi la capanna e la terminano in nemmeno 2 ore!
La sera ci raduniamo attorno al fuoco e dò il programma della mia permanenza in mezzo a loro: ¨ conoscerli meglio; ¨ preparare assieme il programma per la fine dell’82; ¨ pregare assieme e parlare loro di Dio. La S.Messa è facoltativa...e alla sera ci saremmo trovati attorno al fuoco della comunità per parlare assieme sul programma futuro... Alle 6.30 del giorno dopo celebriamo la S. Messa: la maggior parte di loro sono presenti. Parlo della Creazione e li invito a ringraziare il Signore per tutto quello dà e di affidarsi a Lui. Con 5 di loro partiamo in cerca del miele . Dopo un vano tentativo di abbattere alcune scimmie, scopriamo un nido di api. Vedo che si accampano lì accanto... Decidono di abbattere l’albero di almeno 60 cemtimitri di diametro! A turno montano su un traliccio e, dopo 5 lunghe ore di intenso lavoro, con un terribile schianto, l’albero giace inerte. Una vera lotta per difenderci dall’assalto delle api e un’abbuffata di miele. Il miele è buonissimo ma molto pesante. I pigmei ne sono ghiottissimi. Quasi sempre lo consumano sul posto mettendone da parte un po’ per le donne e i bambini rimasti nell’accampamento. Rientriamo all’accampamento verso le 17.00, in tempo per curare le loro piaghe.
La gente partita per il villaggio (in cerca di alimenti) non è ancora tornata. Le donne arrivano con il buio. Una di loro, Andingi, è ubriaca. Il marito, vedendola in quello stato, la batte. La quiete del gruppo è rotta da un urlare assordante di Andingi... Dopo una mezz’ora , alcune donne più anziane manifestano il loro disappunto per l’uomo e la loro solidarietà verso la donna. Ci raduniamo attorno al fuoco per discutere sull’economia e sul progetto della mini cooperativa. Scelgono Mambala come responsabile. Bokufi ci allieta con l suo primo racconto. E’ un tipo interssante, parla volentieri ed è ascoltato da tutti. Può essere una fonte utile per meglio conoscere i pigmei. Seguono canti e il saluto-preghiera con la promessa di partire presto per la caccia.. Al mattino (mercoledì 24), dopo la S.Messa alla quale partecipano quasi tutti ed una breve catechesi sul peccato e sulla morte di Gesù per i nostri peccati, si siedono attorno ai vari fuochi per mangiucchiare qualcosa. C’è un’aria pesante.Pensano di non andare più a caccia... Motivo: l’armonia e la serenità sono state violate dai seguenti fatti: ¨ lite della sera precedente; ¨ una donna per rabbia ha buttato dei frutti della palma nella foresta... Sono visti come segni di maledizione e, quindi, la caccia sarebbe stata priva di selvaggima! Curiamo le piaghe. Midicono che fin dal nostro arrivo Motuba, un ragazzo di 18 anni, è scappato nella foresta: ha una piaga enorme ed ha paura di essere preso e portato a Mungbere (dove c’è un ospedale gestito dai missionari).. Verso le 10.00 deidono di partire per la caccia. L’organizzatore, dopo un chilometro, si ferma vicino ad un albero ed inizia la cerimonia di “propiziazione” per una caccia abbandante. A comclusione di tale cerimonia, il batitore si mete alcuni rametti di foglie verdi nel mutandone come coda e se li porterà dietro fino all’ultima battuta per attirare le bestie. Sono scoraggiati...Si lasciano scappare dversi animali. Credo che l’armonia rotta nel gruppo pesi molto su di loro. Ritorniamo verso le 16.30. Andingi è rientrata: era quasi arrivata a Enzia (15 chilometri di strada in foresta) in piena notte; ha incontrato delle persone... ed ha avuto paura. Ha pensato bene di tornare indietro. Serata attorno al fuoco: parliamo del catecumenato. Bokufi fa un bel discorsetto sul peccato (ripete le mie parole del mattino adattandole alla circostanza). Le donne sono molto contente. Il ritorno di Andingi e l’averla spuntata sugli uomini credo siano alla base di questa loro gioia. Sono sempre più convinto che sono loro che comandano . Programmiamo di stare con le donne il giorno dopo per parlare loro sull’igiene...Preghiera conclusiva. Giovedì 25 : la notte sono stato tormentato da tantissime piccole zecche (dette zecche degli elefanti e che, in ogni piccolo movimento, causano un dolore abbastanza intenso!); si annidano sotto le foglie secche e le avrò prese il giorno prima quando, stanchissimo durante la penultima battuta di caccia, mi sono sdraiato sulle foglie secche. Braccia, gambe e coscie ne erano piene...Al mattino alla S.Messa mancavano soprattutto le donne! E’ difficile programmare la loro vita! Curo le piaghe. Riescono ad acchiappare Motuba: ha una enorme piaga alla gamba sinistra che si sta, lentamente, atrofizando! E’ stato difficilissimo curarlo: i dimenava e gridava come un ossesso. Rifiuta di prendere la medicina. Molto probabilmnte perderà la gamba.. Le poche donne presenti scompaiono dietro ai loro mariti: gli uomini vanno a caccia di miele e le donne a pesca. Il fiume Kebu è quasi asciutto: vi sono solo alcune pozzanhere con poca acqua e molto fango. Il lavoro delle donne consiste nel fare uscire l’acqua ed acchiappare, con le mani, i pesci nascosti nella fanghiglia. Ci vuole una certa abilità essendo i pesci doppiamente viscidi sia per la loro natura che per il fango. Ho assistito alla pesca di alcuni uomini: riuscivano a centrare la testa dei pesci con le frecce. Con Michele Monza andiamo al fiume. Lui tenta di abbattere qualche scimmia, io ne approfitto per “spulciami” e farmi il bagno in una pozzanghera. Il problema dell’acqua diventa sempre più difficile. Ritorniamo all’accampamento verso le 16.00. Faccio una lezione di igiene alle persone presenti.. Alla sera parliamo dell’organizzazione della scuola che metteremo nella loro base di Apodo solo per loro: sono contentissimi. Ho detto che per i primi anni penserà la parrocchia a pagare il materiale scolastico necessario. Sono tutti stanchissimi ed andiamo a letto presto. Venerdì 26: al mattino alla S. Messa assistono in molti. Parlo di Abramo: Dio ci invita ad uscire dal “nostro” paganesimo per diventare “suo” popolo. Dopo curo le piagne. Motuba, da solo, si presenta per essere curato: questo fatto meraviglia tutti! Passiamo la giornata nell’accampamento. I fatti principali: ¨ amicizia soprattutto con i ragazzi e alcune donne; ¨ gara di tiro con l’arco: non vado poi così male... riassumere alcune idee su questa esperienza. Michel e Veronique mi esprimono il desiderio di rientrare a Mungbere il sabato per seminare le arachidi... Accetto. Alla sera ci raduniamo attorno al fuoco e dedichiamo la serata conclusiva a molti canti e diversi racconti. La vecchia Ukundi ha raccontato la storia della procreazione. Non se ne è accorta della registrazione... e grande fu la sua meraviglia a sentire la sua voce. I giovani si divertivano ad ammiccare fra di loro soprattutto su certe sue espressioni. Zoli ha raccontato la storia della “risurrezione”: bisogna ammettere che di fantasia ne hanno tanta. Sabato 27: alla S.Messa quasi tutti presenti. Ultimi saluti. Affidiamo a Mambala il compito di continuare a curare le piaghe. Riprendiamo la via del ritorno...
In una delle mie convivenze fatta con il gruppo dei Bavaidanga con 3 Watumishi dal 5 al 26 febbraio 1986, accampati a 2 chilometri dal fiume Mokoli e a 7 dal Nepoko, tormentato dalla fame e alla ricerca del cibo quotidiano, facevo queste considerazioni: ¨ era veramente curioso, alla sera, vedere arrivare i cacciatori e, invece di osservare i loro volti stanchi, ti trovavi a guardare le loro mani piene o vuote di quello che avevano o non trovato...; ¨ era gioia vera constatare che, dopo mezza giornata di pesca, 10 o 15 pesciolini ti assicuravano il pasto della giornata..; ¨ era sopprendente ritrovarti a passeggiare tra le singole campanne alla ricerca di una banana abbrustolita o di un pezzo di manioca da abbrustolire sul fuoco...; ¨ commovente constatare che il “poco” o il “molto” che si trovava in una giornata era appannaggio di tutta la comunità! Nonostante che tale esperienza era stata accettata e desiderata da loro, nonostante la loro sincera simpatia per noi (soprattutto per me), nonostante il clima fraterno cretosi in queste tre settimane... diversi piccoli episodi mi hanno messo di fronte alla cruda realtà che è difficile penetrare completamanete nel mondo dei pigmei. Ad un certo momento ti accorgi che c’è un velo invisibile che ti impedisce di scrutare i loro sentimenti intimi, le loro usanze più care, le loro credenze più nascoste. I pigmei non sono scortesi, non ti rinfacciano niente... ma alcuni timidi gesti ti fanno capire che è meglio non andare più in là. Che cos’è: gioia o tristenzza di sapersi differenti? Né l’una, né l’altra o... ambedue assieme.
Ultimo aggiornamento: 16-03-05 |