




|
|

Camporeale: Vista
dall'alto
“Un missionario è sempre un po’ rivoluzionario”.
Padre Pietro Lombardo guarda l’ampia vallata che si scorge dalla
finestra: il verde dei campi, i tetti della nuova Camporeale costruita
dopo il terremoto del ‘68. Nel Centro di accoglienza, che ha realizzato
in questo paese dell’entroterra palermitano, don Pietro ci racconta le
sue “rivoluzioni” condotte in nome della solidarietà sociale, dei
diritti umani, di uno stile di vita e di fede più sobrio ed autentico.
Ha vissuto nel Congo belga per trent’anni, molti dei quali tra le
comunità pigmee della foresta dell’Ituri. A Byakato ha creato una
missione che considera tuttora la sua famiglia. “Io non sono più un
bianco, la mia testa è pigmea”, dice padre Lombardo abbozzando un
sorriso. La sua scelta missionaria, il suo rapporto con l’Africa, la sua
ideale simbiosi con gli indigeni: questo sacerdote ha il gusto dell’affabulazione,
il piacere di raccontare e di spiegare. “Ci vuole una vocazione doppia
per svolgere il ruolo di missionario tra i Pigmei. Bisogna condividerne
la vita, gli usi, i disagi. E’ un lavoro duro; ogni volta che vi torno
divento filiforme”. Sì, perché padre Lombardo a Byakato ci torna ogni
anno, d’estate, per due mesi. Per il governo di Kinshasa è lui il
responsabile della Ong Kundi La Mapendo (Comunità d’amore) che gestisce
quella missione. La scuola, l’ospedaletto, l’acqua corrente, il gruppo
elettrogeno, il piccolo mulino per preparare la farina di mais, soia e
manioca: sono queste le “grandi” conquiste di Byakato, un villaggio
pulito e ordinato dove è sensibilmente scesa la mortalità infantile.
“ Da cinque anni - spiega padre Lombardo - vanno avanti da soli. Quattro
laici africani, che definirei eroici, si occupano delle strutture che
abbiamo realizzato. Io vado soltanto per verificare il lavoro svolto e
per programmare l’attività dei mesi successivi, ma lì stabilmente non
c’è né un bianco né un uomo di Chiesa. Cinque anni fa ho lasciato 6
classi, adesso sono 25. Questo è un miracolo per l’Africa”.
Responsabilizzare gli indigeni, fare in modo che siano artefici del
proprio riscatto. E’ questa la filosofia di padre Lombardo., il
messaggio del suo impegno missionario profuso prima a Kasongo, nell’Alto
Congo, e poi, dal ‘90, a Byakato. “Un missionario - osserva don Pietro -
dovrebbe essere prima di tutto un antropologo. Dovrebbe cioè partire
dalla vita, dalle risorse umane e culturali di un popolo per avvicinarlo
alla parola di Cristo. E’ quello che ho fatto in questi anni con i
pigmei, tentando di capirne la mitologia, il rapporto con la natura, la
natura, la foresta, e di coglierne l’intima religiosità”. Il sacerdote
siciliano ha messo a punto un programma di adozioni a distanza che
coordina da Camporeale (dove regge le parrocchie di S.Rosalia e
dell’Immacolata), ed ha creato una rete di punti d’appoggio in tutta
Italia: Varese, Como, Bologna, Pisa, Torino, Rimini. Più di 300 famiglie
di diverse regioni italiane inviano i loro contributi ed intrecciano una
regolare corrispondenza con i bambini pigmei. Ogni mese circa tremila
dollari vengono destinati alle attività di Byakato. Ed in questa gara di
solidarietà Camporeale è in prima linea. Questa è l’altra “rivoluzione”
inventata da padre Pietro Lombardo. Un filo diretto tra il Paese
siciliano e la comunità pigmea. Ed infatti, si chiama Camporeale II la
base di Byakato, come si legge sul prospetto della casa dei missionari.
In questo piccolo centro della provincia palermitana, che conta poco più
di tremila abitanti, ben trentasei famiglie hanno aderito al programma
delle adozioni scolastiche sostenuto dal “Gruppo Appoggio Pigmei” che
promuove anche iniziative di commercio equo e solidale, di prodotti
provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina. Questo gruppo
di volontari ha inoltre realizzato un gemellaggio con la missioncina di
Korogocho, nei sobborghi di Nairobi. Lì, nella periferia della capitale
kenyota, più di centomila persone vivono in una baraccopoli attraversata
da viottoli che fungono da strade e da scoli delle fognature. Padre
Lombardo tornerà in Africa anche quest’estate. E come sempre sarà un
viaggio lungo e pesante, fino alla diocesi di Butembo, in cui si trova
la base di Byakato, oltre quella di Mapemba, Mapimbi, Makumo, Mikili. Un
viaggio difficile e non privo di rischi, in un Paese
tormentato da forti tensioni etniche e militari, logorato da una guerra
civile tra le forze governative di Kabila e quelle ribelli della
Coalizione democratica congolese, nonché da rapporti conflittuali con
Uganda e Rwanda. “Due anni fa - ricorda padre Lombardo - ho portato con
me in Africa quattro volontari di Camporeale, l’anno scorso uno. Ma ora
andrò da solo: non voglio far correre dei pericoli anche ad altre
persone”. A 59 anni, questo irriducibile missionario sta valutando
l’idea di stabilirsi a Byakato ancora per un periodo abbastanza lungo.
Forse quattro o cinque anni, finché le forze glielo consentiranno. Ma,
vien fatto di chiedergli, saprebbe rinunciare alla “rivoluzione” che ha
avviato qui a Camporeale? Potrebbe mai lasciare il nuovo Centro
d’accoglienza per immigrati, costruito con il denaro ed il lavoro di
alcuni volontari? Ed il cenacolo “Ora et labora”, realizzato tra i
fedeli delle sue parrocchie? E ancora, i gruppi di assistenza ai malati
ed ai portatori di Handicap? Sorride. Per il momento padre Pietro
continuerà a vivere qui, ad occuparsi di mille cose, ad andare in giro
per la Sicilia e per l’Italia, creando nuovi punti d’appoggio per i
bambini pigmei. Ed in estate, ogni estate, volerà in Africa, nella
foresta dell’Ituri, nella “sua” Byakato.

Casa d'accoglienza
costruita dalla comunità di Camporeale
Home | Statuto | Convivenza | Inno | Congo chiama... Sicilia risponde! | Storia e pastorale
Ultimo aggiornamento:
16-03-05
|