10-01-07

Home
Statuto
Convivenza
Inno
Congo chiama... Sicilia risponde!
Storia e pastorale

 

Camporeale: Vista dall'alto

“Un missionario è sempre un po’ rivoluzionario”. Padre Pietro Lombardo guarda l’ampia vallata che si scorge dalla finestra: il verde dei campi, i tetti della nuova Camporeale costruita dopo il terremoto del ‘68. Nel Centro di accoglienza, che ha realizzato in questo paese dell’entroterra palermitano, don Pietro ci racconta le sue “rivoluzioni” condotte in nome della solidarietà sociale, dei diritti umani, di uno stile di vita e di fede più sobrio ed autentico.
Ha vissuto nel Congo belga per trent’anni, molti dei quali tra le comunità pigmee della foresta dell’Ituri. A Byakato ha creato una missione che considera tuttora la sua famiglia. “Io non sono più un bianco, la mia testa è pigmea”, dice padre Lombardo abbozzando un sorriso. La sua scelta missionaria, il suo rapporto con l’Africa, la sua ideale simbiosi con gli indigeni: questo sacerdote ha il gusto dell’affabulazione, il piacere di raccontare e di spiegare. “Ci vuole una vocazione doppia per svolgere il ruolo di missionario tra i Pigmei. Bisogna condividerne la vita, gli usi, i disagi. E’ un lavoro duro; ogni volta che vi torno divento filiforme”. Sì, perché padre Lombardo a Byakato ci torna ogni anno, d’estate, per due mesi. Per il governo di Kinshasa è lui il responsabile della Ong Kundi La Mapendo (Comunità d’amore) che gestisce quella missione. La scuola, l’ospedaletto, l’acqua corrente, il gruppo elettrogeno, il piccolo mulino per preparare la farina di mais, soia e manioca: sono queste le “grandi” conquiste di Byakato, un villaggio pulito e ordinato dove è sensibilmente scesa la mortalità infantile.
“ Da cinque anni - spiega padre Lombardo - vanno avanti da soli. Quattro laici africani, che definirei eroici, si occupano delle strutture che abbiamo realizzato. Io vado soltanto per verificare il lavoro svolto e per programmare l’attività dei mesi successivi, ma lì stabilmente non c’è né un bianco né un uomo di Chiesa. Cinque anni fa ho lasciato 6 classi, adesso sono 25. Questo è un miracolo per l’Africa”. Responsabilizzare gli indigeni, fare in modo che siano artefici del proprio riscatto. E’ questa la filosofia di padre Lombardo., il messaggio del suo impegno missionario profuso prima a Kasongo, nell’Alto Congo, e poi, dal ‘90, a Byakato. “Un missionario - osserva don Pietro - dovrebbe essere prima di tutto un antropologo. Dovrebbe cioè partire dalla vita, dalle risorse umane e culturali di un popolo per avvicinarlo alla parola di Cristo. E’ quello che ho fatto in questi anni con i pigmei, tentando di capirne la mitologia, il rapporto con la natura, la natura, la foresta, e di coglierne l’intima religiosità”. Il sacerdote siciliano ha messo a punto un programma di adozioni a distanza che coordina da Camporeale (dove regge le parrocchie di S.Rosalia e dell’Immacolata), ed ha creato una rete di punti d’appoggio in tutta Italia: Varese, Como, Bologna, Pisa, Torino, Rimini. Più di 300 famiglie di diverse regioni italiane inviano i loro contributi ed intrecciano una regolare corrispondenza con i bambini pigmei. Ogni mese circa tremila dollari vengono destinati alle attività di Byakato. Ed in questa gara di solidarietà Camporeale è in prima linea. Questa è l’altra “rivoluzione” inventata da padre Pietro Lombardo. Un filo diretto tra il Paese siciliano e la comunità pigmea. Ed infatti, si chiama Camporeale II la base di Byakato, come si legge sul prospetto della casa dei missionari. In questo piccolo centro della provincia palermitana, che conta poco più di tremila abitanti, ben trentasei famiglie hanno aderito al programma delle adozioni scolastiche sostenuto dal “Gruppo Appoggio Pigmei” che promuove anche iniziative di commercio equo e solidale, di prodotti provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina. Questo gruppo di volontari ha inoltre realizzato un gemellaggio con la missioncina di Korogocho, nei sobborghi di Nairobi. Lì, nella periferia della capitale kenyota, più di centomila persone vivono in una baraccopoli attraversata da viottoli che fungono da strade e da scoli delle fognature. Padre Lombardo tornerà in Africa anche quest’estate. E come sempre sarà un viaggio lungo e pesante, fino alla diocesi di Butembo, in cui si trova la base di Byakato, oltre quella di Mapemba, Mapimbi, Makumo, Mikili. Un viaggio difficile e non privo di rischi, in un Paese tormentato da forti tensioni etniche e militari, logorato da una guerra civile tra le forze governative di Kabila e quelle ribelli della Coalizione democratica congolese, nonché da rapporti conflittuali con Uganda e Rwanda. “Due anni fa - ricorda padre Lombardo - ho portato con me in Africa quattro volontari di Camporeale, l’anno scorso uno. Ma ora andrò da solo: non voglio far correre dei pericoli anche ad altre persone”. A 59 anni, questo irriducibile missionario sta valutando l’idea di stabilirsi a Byakato ancora per un periodo abbastanza lungo. Forse quattro o cinque anni, finché le forze glielo consentiranno. Ma, vien fatto di chiedergli, saprebbe rinunciare alla “rivoluzione” che ha avviato qui a Camporeale? Potrebbe mai lasciare il nuovo Centro d’accoglienza per immigrati, costruito con il denaro ed il lavoro di alcuni volontari? Ed il cenacolo “Ora et labora”, realizzato tra i fedeli delle sue parrocchie? E ancora, i gruppi di assistenza ai malati ed ai portatori di Handicap? Sorride. Per il momento padre Pietro continuerà a vivere qui, ad occuparsi di mille cose, ad andare in giro per la Sicilia e per l’Italia, creando nuovi punti d’appoggio per i bambini pigmei. Ed in estate, ogni estate, volerà in Africa, nella foresta dell’Ituri, nella “sua” Byakato.

Casa d'accoglienza costruita dalla comunità di Camporeale

Home | Statuto | Convivenza | Inno | Congo chiama... Sicilia risponde! | Storia e pastorale

Ultimo aggiornamento:  16-03-05